Facciata del Duomo di Montalbano Elicona, elevato a basilica minore nel 1997

Le chiese di Montalbano Elicona: la Basilica Minore, il Gagini e una porta che non si chiude mai

Quante chiese, per un paese così

La prima volta che ho girato Montalbano Elicona con calma ho perso il conto delle chiese.

Cammini duecento metri, giri un angolo, e ne spunta un'altra. Poi un'altra ancora. A un certo punto ti fermi e pensi: ma quanti erano, qui?

La risposta è la stessa che vale per mezza Sicilia. Non erano tanti: erano devoti in modo competitivo. Ogni confraternita, ogni corporazione, ogni famiglia che contava qualcosa voleva la sua chiesa, il suo santo, la sua processione.

Il risultato, secoli dopo, è un borgo di poche migliaia di anime con un patrimonio di edifici sacri che farebbe invidia a città dieci volte più grandi.

Qui vi porto nelle tre che non potete saltare: il Duomo, Santa Caterina e lo Spirito Santo. Al Santuario di Maria SS. della Provvidenza ho dedicato un articolo tutto suo, perché quella è un'altra storia ancora.

Il Duomo: la Basilica Minore

La facciata del Duomo di Montalbano Elicona, basilica minore

Il Duomo di Montalbano Elicona, basilica minore dal 1997

Cominciamo togliendoci un equivoco che gira parecchio: il duomo di Montalbano Elicona non è dedicato a Santa Caterina. È dedicato a Santa Maria Assunta e a San Nicolò Vescovo.

Santa Caterina ha una chiesa sua, poco più in là, e ci arriviamo tra un attimo.

Il Duomo è uno di quei posti dove entri e abbassi la voce senza che nessuno te lo abbia chiesto. Succede e basta.

Sotto ci stanno secoli. La prima chiesa è dell'XI secolo ed era intitolata ai Santi Pietro e Paolo: quella che vedete oggi è la ricostruzione, ampliata nel 1646, con il campanile tirato su tra il 1665 e il 1673.

Dentro, impianto a croce latina e capriate lignee a vista sulla navata centrale. Niente cupola, e non è un difetto: è la scelta di chi voleva una chiesa larga e alta senza mettersi a fare i conti con il peso.

Le cappelle valgono il giro: quella del Santissimo Crocifisso nella navata sinistra, quella di San Nicola nel transetto destro, quella del Santissimo Sacramento in quello sinistro.

La promozione arrivata dal Vaticano

Nel 1997 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata a basilica minore.

Tradotto per chi non mastica gerarchie ecclesiastiche: è un titolo onorifico che il Papa concede a chiese di particolare rilievo storico o devozionale. Non è roba che si dà a tutti.

E la prova sta sul muro: nella prima campata a destra c'è una lapide marmorea con inciso il testo della bolla papale. Andatela a leggere, è a portata di naso.

In un paese di poche migliaia di abitanti sui Nebrodi, una basilica minore è come avere la stella Michelin nella trattoria del paese. Uno se ne accorge, e giustamente lo racconta.

La Chiesa di Santa Caterina: il Gagini e la Cena Domini

La Chiesa di Santa Caterina nel centro storico di Montalbano Elicona

La Chiesa di Santa Caterina, nel cuore del centro storico

Eccola, la vera chiesa di Santa Caterina. Sta in via Giardino, a poca distanza dal castello, ed è una delle più interessanti del borgo.

Costruita nel 1344, ha conservato l'impianto medievale originario a navata unica, con addosso una stratificazione di stili che invece di litigare fra loro si sono messi d'accordo.

Dentro custodisce due cose serie.

La statua della scuola del Gagini

La protagonista è la statua marmorea di Santa Caterina d'Alessandria, databile intorno al 1510 e attribuita alla scuola del Gagini, posata su una base a rilievo che merita uno sguardo per conto suo.

Per capirci: i Gagini sono la dinastia di scultori che ha riempito la Sicilia di marmi fra Quattrocento e Cinquecento. Trovare un loro marmo qui, in un borgo di montagna, dice quanto contasse questo posto.

La Cena Domini di scuola di Guido Reni

Al paliotto dell'altare (il pannello che chiude l'altare sul davanti, per chi non mastica il lessico) c'è una Cena Domini di scuola di Guido Reni.

Notate la formula: scuola di. Non è un Guido Reni autografo, e chi ve lo racconta così vi sta allargando la storia. È bottega, ed è comunque tanta roba.

Perché il punto è un altro: che a metà Seicento un paese dei Nebrodi si facesse arrivare un'opera dall'ambiente di uno dei nomi grossi della pittura italiana significa che qui non era periferia. Passavano soldi, gusto e committenze serie.

La Chiesa dello Spirito Santo: quella che non chiude mai

Interno della Chiesa dello Spirito Santo a Montalbano Elicona

L'interno della Chiesa dello Spirito Santo, la più antica del borgo

E arriviamo alla mia preferita. Non è la più grande, non è la più ricca, non è quella che finisce sulle cartoline.

La chiesa dello Spirito Santo è del 1310, il che ne fa probabilmente la più antica del paese. Una navata sola, tre altari, e la posizione giusta: nel quartiere Matrice, vicino alla Porta Giovan Guerino, sulla strada che entra nel borgo.

L'abbiamo scovata per caso, durante una passeggiata senza programma. Era aperta, siamo entrati.

E lì abbiamo conosciuto la signora.

La signora di fronte

Abita nella casa davanti alla chiesa. La cura lei. Non perché qualcuno gliel'abbia chiesto, non perché sia pagata, non perché sia il suo incarico: per scelta sua. Apre, pulisce, tiene tutto in ordine, e la chiesa è praticamente sempre accessibile.

Ecco, se dovessi spiegare a uno straniero cos'è la Sicilia profonda, non gli parlerei del Gagini. Gli parlerei di questa signora, di una chiesa del Trecento che resta aperta perché qualcuno ha deciso così, e di un paese che lo trova normale.

La chiesa in sé è essenziale, antica, e si sente che era al centro della vita medievale del borgo. Ma quello che vi resta addosso, dopo, non è l'architettura.

Le altre chiese del borgo

Una delle chiese storiche del borgo di Montalbano Elicona

Una delle tante chiese storiche disseminate nel borgo

Poi ci sono tutte le altre. Quelle che non hanno una pagina su internet, non hanno un cartello e spesso non hanno nemmeno l'orario di apertura.

Ne incontrate una dietro l'altra girando per i vicoli: campanili che spuntano dove non te li aspetti, portali di pietra murati in mezzo alle case, facciate strette in fondo a una scalinata.

Il mio consiglio è quello che do sempre da queste parti: se trovate una porta aperta, entrate. Nel peggiore dei casi ci trovate quattro banchi e un altare. Nel migliore, ci trovate qualcuno che vi racconta una storia che non sta scritta da nessuna parte.

Un itinerario per vederle tutte in mezza giornata

1. Chiesa dello Spirito SantoSi parte da qui, appena entrati dalla Porta Giovan Guerino. È la più antica e quasi sempre aperta.
2. Santuario della ProvvidenzaSu in piazza. È il cuore devozionale del paese: merita il suo tempo.
3. Duomo / Basilica MinoreLa chiesa madre, con le tre cappelle e la lapide della bolla papale.
4. Chiesa di Santa CaterinaIn via Giardino, per il marmo del Gagini e la Cena Domini.
5. Il resto, a casoDa qui si sale verso il castello senza itinerario. Le chiese minori si incontrano da sole.

Orari: nei borghi piccoli le chiese seguono la messa e la buona volontà di chi le cura. Mattina presto e tardo pomeriggio sono i momenti con più probabilità di trovarle aperte.

Regola d'oro: se incontrate qualcuno all'ingresso, salutate e fate una domanda. In Sicilia una domanda fatta bene apre più porte di qualunque biglietto.

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