Il Castello di Montalbano Elicona: storia, visita e il re che ci veniva in villeggiatura
Indice dei contenuti
Perché il castello è il cuore di Montalbano Elicona
Allora, mettiamola così: a Montalbano Elicona il castello non è "una cosa da vedere". È il motivo per cui il paese esiste.
Le case si sono appoggiate alla rocca come i parenti al tavolo della domenica: prima uno, poi l'altro, poi il cugino che non aveva detto che veniva. E alla fine è venuto fuori un borgo.
Sta lassù in cima e domina tutto, come un nonno siciliano che dal balcone controlla chi entra e chi esce dal quartiere. Solo che questo nonno ha ottocento anni e le mura spesse due metri.
Se avete letto la guida su cosa vedere a Montalbano Elicona sapete già che qui c'è molto altro. Ma se avete due ore sole, spendetele qui dentro.
Chi l'ha costruito: Normanni, Svevi e Aragonesi (in quest'ordine)
Le torri merlate: ottocento anni e ancora dritte
La storia di questo castello è più intricata dell'albero genealogico di una famiglia siciliana allargata. Proviamo a metterla in fila.
XII secolo: arrivano i Normanni
Il nucleo più antico nasce con i Normanni, gente che in fatto di fortezze non improvvisava. Loro guardavano una montagna e pensavano subito: "qui ci sta bene una torre".
E abbiamo pure la prova. Nel 1154 il geografo arabo Idrisi, che stava mettendo insieme per Ruggero II la descrizione del mondo conosciuto, passa di qua e annota: una torre di guardia quadrata, con le sue mura. Poche righe, ma sono la prima fotografia scritta di questo posto.
Duecento: Federico II e la faccenda che nessuno racconta
Poi arrivano gli Svevi, e qui la storia si fa scura.
Federico II di Svevia, quello che i libri chiamano stupor mundi, non venne a Montalbano per ammirare il panorama. La popolazione si era ribellata alle sue Costituzioni di Melfi, e lui rispose come rispondeva lui: fece demolire in parte la fortificazione e deportare gli abitanti.
Poi la ricostruì a modo suo, con una torre poligonale che ancora si riconosce.
Ecco, la prossima volta che qualcuno vi racconta il Medioevo come un'epoca di cavalieri gentili, ricordatevi di questo paesino dei Nebrodi svuotato per decreto imperiale.
Fine Duecento: la svolta aragonese
Il vero salto di categoria arriva con gli Aragonesi, dopo i Vespri Siciliani del 1282.
Ed è qui che entra in scena il personaggio migliore di tutta questa storia.
Federico III d'Aragona: il re che mollava Palermo per venire quassù
Federico III d'Aragona si innamora di Montalbano Elicona al punto da farne la sua residenza estiva.
Fermatevi un attimo a pensarci. Un re. Con Palermo a disposizione. Con Messina a disposizione. Con tutta la Sicilia, praticamente.
E lui d'estate prende e se ne viene sui Nebrodi.
Mica scemo, però. Provate a stare a Palermo il 10 di agosto e poi provate a stare a novecento metri d'altitudine con il vento che scende dal Bosco di Malabotta. Poi mi dite chi dei due aveva ragione.
Federico III, tra l'altro, era pronipote di quel Federico II che aveva svuotato il paese. La famiglia torna, e stavolta per restare.
Il castello cambia faccia: da fortezza militare diventa residenza reale. Perché una cosa è tenere fuori i nemici, un'altra è ospitare una corte che vuole i suoi comodi. Compaiono le finestre decenti, gli ambienti abitabili, i sistemi di controllo e difesa più raffinati.
La cosa che pochi raccontano
Federico III non veniva qui solo per il fresco. Nei decenni a cavallo del 1300 la corte aragonese aveva un debole per l'astronomia, la medicina e le scienze arabe ereditate dalla Sicilia normanna. Montalbano Elicona, isolata e in alto, era un posto perfetto per certi discorsi. Tenete a mente questo dettaglio: torna utile quando si parla dei Megaliti dell'Argimusco.
Cosa si vede dentro: torri, feritoie e la cappella bizantina
Entrate e la prima cosa che colpisce è il silenzio. Che non è il silenzio del vuoto: è quello dei posti dove è successo troppo.
Le feritoie, le merlature e una cosa che manca
Il nucleo più antico vi fa capire che qui con la difesa non si scherzava. Muri che non finiscono mai, merlature e camminamenti ancora lì dopo tutti questi secoli, e un sistema di feritoie che copre oltre 270 gradi: da lassù si vede arrivare chiunque con ore di anticipo, da qualunque parte arrivi.
Ma la cosa più interessante è quella che non c'è. Niente bastioni, niente fossato, niente ponte levatoio.
Tradotto: chi lo ha pensato in questa forma non si aspettava un assedio vero. Contava sulla montagna per la difesa e usava le mura per viverci. Che è esattamente il ragionamento di uno che ci viene d'estate.
La Cappella Palatina della Santissima Trinità
Questa è la chicca, e pochi la conoscono. La Cappella Palatina della Santissima Trinità è una tricora di età bizantina: tre absidi, pianta a trifoglio, un impianto molto più antico di tutto il resto.
E qui c'è il dettaglio che vale il viaggio: la cappella palatina era un privilegio riservato ai sovrani. Non un lusso, un diritto. Averla qui dentro significa che questo posto non era una guarnigione di provincia.
Nella cappella, nel 1969, hanno trovato una cosa che ha cambiato la storia del paese. Ma ci arriviamo tra due sezioni.
Il panorama, che vale il biglietto da solo
Dalle mura si aprono i Nebrodi in tutta la loro faccenda. Nelle giornate limpide si arriva con lo sguardo fino all'Etna, e in quel momento capite perché un re ci ha messo la firma sopra.
Il panorama che si apre dalle mura: i Nebrodi a perdita d'occhio
I musei del castello (e quello nel borgo)
Il museo delle armi
Nelle ali del piano nobile alcune sale sono allestite a museo. Nel museo delle armi ci sono oggetti che ti fanno pensare "ma come facevano a combattere con queste robe?", insieme a strumenti e utensili del tempo e a un centro dedicato alla storia medievale del borgo.
Io ci sono rimasto un'ora buona, a immaginarmi la vita là dentro quando il castello brulicava di gente. Le cucine, i servitori, la corte che si lamentava del vento. Perché una cosa è certa: quassù il vento c'è sempre stato.
Il Museo Fotografico Eugenio Belfiore
Giù nel borgo, al primo piano di Casa Parlavecchio, proprio di fronte alla Basilica Minore, c'è il museo fotografico dedicato al dottor Eugenio Belfiore.
Centinaia di fotografie che coprono oltre un secolo di vita del paese. Facce, matrimoni, processioni, lavori nei campi, gente partita e gente tornata.
È come entrare nel salotto di una nonna e farsi raccontare le storie di famiglia, con la differenza che la famiglia è tutta Montalbano Elicona. Non saltatelo perché "tanto è piccolo": i musei piccoli sono quelli dove poi ti fermi di più.
La tomba di Arnaldo da Villanova (forse)
E qui arriva il dettaglio che rende questo castello diverso da tutti gli altri castelli siciliani.
Nel 1969, scavando al centro della Cappella Palatina, è venuto fuori un sepolcro di pietra.
Il sepolcro viene attribuito ad Arnaldo da Villanova: medico, alchimista, astrologo e teologo catalano, uno dei cervelli più discussi del Medioevo europeo, consigliere di papi e re, ospite della corte di Federico III.
Oggi lo si può vedere. Il 7 maggio 2015, in occasione del primo convegno internazionale di studi su Arnaldo, la tomba è stata aperta al pubblico: dentro una teca, con un'iscrizione commemorativa in latino e catalano, c'è il sarcofago di pietra con le ossa che gli vengono attribuite.
Uso "attribuite" e ci tengo, perché le fonti dicono che Arnaldo morì in mare al largo di Genova nel 1312 o 1313, e come le sue ossa siano finite in una cappella dei Nebrodi resta una domanda aperta.
Ma pensateci un attimo. Un sarcofago sotto il pavimento di una cappella bizantina, dentro il castello di un re, a dieci chilometri da un altopiano pieno di massi che qualcuno sostiene siano allineati con le stelle. Alla storia di Arnaldo ho dedicato un articolo tutto suo, perché merita.
Come visitare il castello: info pratiche
| Dove | In cima al borgo di Montalbano Elicona (ME). Si arriva solo a piedi: la salita è breve ma in pendenza. |
|---|---|
| Quanto tempo | Da un'ora e mezza a due ore con calma, musei compresi. |
| Quando | Primavera inoltrata e inizio autunno sono il massimo. D'inverno quassù nevica: bellissimo da vedere, meno pratico da girare. |
| Scarpe | Comode e con la suola che tiene. Il basolato del borgo è bello ma è pietra vera, e con la pioggia scivola. |
| Biglietti e orari | Variano con la stagione e con gli eventi. Conviene verificare sui canali del Comune di Montalbano Elicona prima di partire. |
| Consiglio | Salite nel tardo pomeriggio. La luce radente sulla pietra è tutta un'altra cosa, e il panorama al tramonto se lo ricordano anche quelli che dicono di non essere tipi da panorami. |
Un'ultima raccomandazione, che vale sempre da queste parti: non fate il castello di corsa. Non è un monumento da mettere in lista e depennare. È un posto dove ci si siede su un muretto e si sta zitti dieci minuti.
Fidatevi, poi mi ringraziate.
Continua il viaggio a Montalbano Elicona
Il castello è il pezzo grosso, ma il borgo attorno ha altre storie da raccontare.
- I Megaliti dell'ArgimuscoUn altopiano a 1.200 metri, massi grandi come case e un dibattito aperto da decenni.
- Arnaldo da VillanovaMedico di papi, alchimista, quasi eretico. E forse la mente dietro all'Argimusco.
- Le chiese di Montalbano EliconaUna basilica minore del 1646, un marmo del Gagini e una chiesetta del 1310 sempre aperta.
- Il Santuario della ProvvidenzaLa carestia del Seicento, la statua coperta d'oro e la festa più antica dei Nebrodi.
- Il borgo medievale a piediPorta Giovan Guerino, scalinate e vicoli: l'itinerario per girarlo come va girato.
- Bosco di Malabotta e Nebrodi3.221 ettari di riserva, aquile e cavalli bradi. E il suino nero, che merita un capitolo.
Related posts:
- Arnaldo da Villanova: il medico degli alchimisti, il papa che lo fece arrestare e l’Argimusco
- Cosa vedere a Messina: Le migliori cose da vedere e fare
- Scopri le Gole dell’Alcantara: escursioni nel parco fluviale
- Il Bosco di Malabotta e i Nebrodi: la montagna dietro Montalbano Elicona (e il suino nero)