Il borgo medievale di Montalbano Elicona a piedi: itinerario, scalinate e Porta Giovan Guerino
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Borgo dei Borghi 2015: perché ha vinto davvero
Il 5 aprile 2015 Montalbano Elicona entra nei Borghi più belli d'Italia, e nello stesso anno viene incoronata "Borgo dei Borghi".
Ora, io sono il primo a diffidare dei titoli. In Italia c'è un premio per tutto, e mezza penisola è "il paese più bello di qualcosa".
Ma qui il titolo è meritato, e ve lo spiego in una riga: Montalbano Elicona non è un borgo restaurato, è un borgo rimasto.
C'è una differenza enorme. Ci sono paesi bellissimi che sono stati rifatti per i turisti, dove tutto è perfetto e tutto è finto. Qui no. Qui le case sono abitate, i panni stesi sono panni veri e la signora che vi guarda passare dal balcone non è un figurante.
Ed è per questo che ci torno spesso.
Porta Giovan Guerino: da qui si entra
Porta Giovan Guerino: la soglia tra il fuori e il dentro
La Porta Giovan Guerino è una delle porte di accesso storiche al borgo, e il posto giusto da cui cominciare.
Non per una questione turistica, ma perché è così che il paese è fatto per essere attraversato. Una porta, in un borgo medievale, funziona da soglia: di qua sei fuori, di là sei dentro. E il cambio si sente addosso.
Si entra nel quartiere Matrice, che è il nucleo storico.
Passatela a piedi, con calma. Guardate lo spessore del muro. Alzate la testa e cercate i segni dei cardini.
Poi guardatevi intorno: a due passi c'è la chiesa dello Spirito Santo, del 1310, che è quasi sempre aperta. Cominciare la visita da lì è la cosa più sensata che possiate fare.
Le scalinate, il basolato e i muri a secco
Una delle scalinate del borgo: qui si sale sempre
Diciamocelo subito così ci togliamo il pensiero: a Montalbano Elicona si sale. Sempre. Ovunque andiate, c'è una scalinata di mezzo.
Il borgo è appoggiato su un versante e il castello sta in cima, quindi la geometria è quella e non si discute. Le famose scalinate in pietra non sono un vezzo estetico: sono l'unico modo in cui si poteva costruire un paese lì.
E sono bellissime. Strette, irregolari, con l'erba che spunta dalle fughe e le porte delle case che si aprono direttamente sui gradini.
I muri a secco
Attorno al borgo e nelle contrade ci sono ancora i muri a secco, quelli fatti incastrando le pietre senza malta.
Sembra una banalità. Non lo è. Il 28 novembre 2018 l'UNESCO ha iscritto l'arte dei muretti a secco nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità, in una candidatura condivisa da otto paesi europei. Chi la sa fare davvero, oggi, si conta sulle dita.
I nostri bisnonni li tiravano su senza un disegno, a occhio, e stanno ancora lì dopo un secolo. Provate voi a fare un mobile componibile con le istruzioni e poi ne riparliamo.
L'itinerario a piedi, passo per passo
Ecco come lo farei io, avendo mezza giornata.
| 1. Porta Giovan Guerino | Si parcheggia fuori e si entra da qui. Dieci minuti solo per guardarsi intorno. |
|---|---|
| 2. Chiesa dello Spirito Santo | Subito dopo la porta. Trecento, sempre aperta, e se c'è la signora vi racconta il resto. |
| 3. Su per i vicoli, senza mappa | Qui chiudete il telefono. Il borgo è piccolo, perdersi è impossibile e allo stesso tempo è tutto il punto. |
| 4. La piazza e il Santuario | Ci si arriva da soli. È il cuore devozionale del paese e il posto dove fermarsi a prendere un caffè. |
| 5. Duomo e Santa Caterina | Le chiese principali, con il Gagini e la basilica minore. |
| 6. Salita al castello | L'ultimo tratto, il più ripido. Il castello vuole almeno un'ora e mezza. |
| 7. Ridiscesa a caso | Prendete una strada diversa da quella dell'andata. È una regola che non sbaglia mai. |
Il consiglio che conta più di tutti: mollate la macchina e camminate. Qui il bello non sta nei punti segnati sulla mappa, sta in quello che c'è tra un punto e l'altro.
Da dove viene il nome "Montalbano Elicona"
Una chicca che mi diverte sempre raccontare, perché nessuno si mette d'accordo.
Sulla prima parte le ipotesi sono due:
- Dal latino "Mons Albus", monte bianco, per via della neve che d'inverno copre i Nebrodi. È la lettura più accreditata.
- Da un antico nome del monte, di cui si è persa l'origine. Meno soddisfacente, ma onesta.
La seconda parte è quella divertente. "Elicona" rimanda al monte greco sacro alle Muse, ed è un lascito della Sicilia grecofona. Che per un borgo di montagna dei Nebrodi sia stato scelto il nome della casa delle Muse, diciamolo, è una scelta di posizionamento notevole.
In paese qualcuno preferisce l'etimologia che vale "luogo eccellente". Filologicamente regge poco, ma capisco benissimo perché sia la versione più raccontata.
Il borgo di sera (dormiteci, se potete)
Montalbano Elicona vista da fuori: la sera cambia completamente
Se potete organizzarvi per dormire quassù una notte, fatelo. È il consiglio meno turistico e più utile che vi posso dare.
Perché il borgo di giorno è bello. Di sera è un'altra cosa proprio.
I pullman se ne vanno. Le scalinate si svuotano. Le luci gialle accendono la pietra. E rimangono i rumori veri: una televisione accesa dietro una persiana, due che parlano in cortile, un cane che abbaia dall'altra parte del paese.
E sopra, a quasi novecento metri e senza inquinamento luminoso, un cielo che in città vi siete dimenticati che esiste.
Ecco, in quel momento capite perché un re ci veniva d'estate.
Info pratiche per la passeggiata
| Da Messina | Una settantina di chilometri, un'ora abbondante di macchina tra curve che vi preparano già alla bellezza. |
|---|---|
| Parcheggio | Attorno al borgo. Dentro non si entra, e comunque non vorreste. |
| Scarpe | Comode, con suola che tiene. Il basolato bagnato è una pista di pattinaggio. |
| Quando | Primavera inoltrata e inizio autunno. D'estate fa caldo anche quassù, d'inverno può nevicare. |
| Quanto tempo | Mezza giornata per il borgo, una giornata intera con castello e musei. |
| Accessibilità | Da dire con onestà: il centro storico è tutto scalinate e pendenze. Per chi ha difficoltà motorie è impegnativo. |
Continua il viaggio a Montalbano Elicona
Il borgo è la cornice: dentro ci sono il castello, le chiese e la montagna.
- Il Castello di Montalbano EliconaNormanni, Svevi e il re aragonese che mollava Palermo per venire quassù. Storia e visita.
- I Megaliti dell'ArgimuscoUn altopiano a 1.200 metri, massi grandi come case e un dibattito aperto da decenni.
- Arnaldo da VillanovaMedico di papi, alchimista, quasi eretico. E forse la mente dietro all'Argimusco.
- Le chiese di Montalbano EliconaUna basilica minore del 1646, un marmo del Gagini e una chiesetta del 1310 sempre aperta.
- Il Santuario della ProvvidenzaLa carestia del Seicento, la statua coperta d'oro e la festa più antica dei Nebrodi.
- Bosco di Malabotta e Nebrodi3.221 ettari di riserva, aquile e cavalli bradi. E il suino nero, che merita un capitolo.
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