Il Bosco di Malabotta e i Nebrodi: la montagna dietro Montalbano Elicona (e il suino nero)
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Il Parco dei Nebrodi: il polmone verde della Sicilia
Qui devo fare una premessa polemica, perdonatemi.
Quando si dice "Sicilia", il novanta per cento delle persone pensa a mare, spiagge e caldo. E poi arrivi sui Nebrodi a novembre, con la nebbia tra i faggi e il fiato che si vede, e capisci che di quest'isola si racconta sempre solo metà.
Il Parco dei Nebrodi, con quasi 86.000 ettari, è la più grande area naturale protetta della Sicilia: una catena di montagne che corre lungo la costa tirrenica, con il Monte Soro a fare da vetta a 1.847 metri. Da lassù, in una giornata pulita, si vedono insieme il Tirreno, le Eolie e l'Etna.
Boschi che sembrano usciti da una fiaba nordica, altipiani dove il silenzio è così pieno che senti il tuo cuore. E in mezzo, laghetti, pascoli e paesi che sopra i mille metri hanno imparato a cavarsela.
Montalbano Elicona sta dentro questa faccenda fino al collo. Altro che "un po' di verde intorno": è un borgo di montagna, con tutto quello che comporta.
Il Bosco di Malabotta: oltre 3.200 ettari
Le faggete della riserva: d'autunno sono un'altra cosa
La ciliegina è la Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta, istituita nel 1997: 3.221 ettari di foresta protetta fra i 700 e i 1.300 metri, a cavallo dei territori di Montalbano Elicona, Francavilla di Sicilia, Malvagna, Roccella Valdemone e Tripi.
Dentro ci sono faggete d'alta quota, querce, aceri, lecci e cerri: uno dei boschi più antichi rimasti in Sicilia, con esemplari monumentali che stavano già lì quando in paese si parlava di Federico III.
La cosa che colpisce di più, la prima volta, è il cambio di scenario. Sali dal borgo con l'idea della Sicilia in testa, e nel giro di venti minuti sei in un bosco che potrebbe stare in Appennino. Poi giri lo sguardo, vedi l'Etna in fondo, e ti ricordi dove sei.
E qui il cerchio si chiude
Il territorio della riserva comprende anche l'altopiano dei Megaliti dell'Argimusco. Cioè: bosco, pascoli d'alta quota e megaliti stanno tutti dentro la stessa area protetta. Non è un caso che chi sale quassù una volta poi ci torni.
Chi ci vive: volpi, aquile e cavalli bradi
Nella riserva si muove parecchia gente, e nessuno di loro paga l'affitto.
- Le volpi - furbe, veloci, e con un talento naturale per sparire un secondo prima che tiriate fuori il telefono.
- Gli istrici - notturni, quindi difficili da incontrare. Gli aculei sul sentiero invece si trovano spesso, ed è già una piccola soddisfazione.
- I rapaci - qui si fa sul serio: aquila reale, poiane, falco pellegrino. Alzate la testa ogni tanto, perché quassù il cielo è pieno di traffico.
- I cavalli sanfratellani - la razza semibrada dei Nebrodi, che pascola libera. Se ve li trovate davanti sulla strada, la precedenza è loro. Alla loro storia ho dedicato un articolo a parte.
Una precisazione onesta, perché in giro si legge il contrario: il daino qui non c'è più. È estinto sui Nebrodi da tempo, e chi ve lo promette nelle brochure vi sta vendendo un animale che non vedrete.
Regola unica e non negoziabile: si guarda, non si disturba. Niente inseguimenti per la foto, niente cibo, niente rumore inutile. Sono a casa loro, noi siamo di passaggio.
Camminare nel bosco
Gli altipiani: qui si cammina senza fretta
Il bello di Malabotta è che si presta a tutti i livelli.
Se volete una passeggiata, ci sono percorsi brevi e pianeggianti dentro la faggeta: un'ora, un'ora e mezza, adatti anche ai bambini.
Se volete camminare sul serio, si collegano più tratti e si arriva a giornate intere, con la possibilità di agganciare l'altopiano dell'Argimusco.
Il periodo migliore:
- Primavera - il bosco si riempie di fioriture e la temperatura è perfetta.
- Autunno - il momento più bello in assoluto. Il foliage delle faggete siciliane è una cosa che pochi sanno esista.
- Estate - il rifugio dal caldo. Mentre sulla costa si soffre, quassù si sta.
- Inverno - nevica, ed è bellissimo. Ma serve attrezzatura e prudenza sulle strade.
Portate acqua, scarpe da trekking vere e una giacca. E scaricate la mappa offline, perché il segnale telefonico quassù fa quello che gli pare.
Il suino nero dei Nebrodi
E adesso parliamo della cosa seria.
Il suino nero dei Nebrodi è una razza autoctona siciliana, allevata allo stato semibrado: i maiali stanno nel bosco, si muovono, mangiano ghiande e radici.
Non è marketing, è zootecnia. Un animale che cammina tutto il giorno e mangia ghiande fa una carne diversa da uno che sta fermo in un capannone. Più magra, più saporita, con un grasso che in stagionatura si comporta in un altro modo.
I salumi che ne ricavano sono una poesia. Lo dico da persona che ha mangiato parecchio prosciutto in giro: roba che a Parma si mangerebbero le mani.
Perché è quasi sparito e perché è tornato
Il suino nero ha rischiato grosso nel Novecento, quando l'allevamento intensivo premiava razze che ingrassano in fretta e stanno chiuse. Una razza lenta, che ha bisogno del bosco, non era competitiva. Si è salvato grazie a pochi allevatori dei Nebrodi che hanno continuato a farlo come si era sempre fatto, mentre tutti dicevano che era antieconomico. Poi il mondo ha cambiato idea, e adesso quella carne è un prodotto ricercato.
Anche questa, se ci pensate, è una storia molto siciliana: gente che non si è piegata a fare come dicevano gli altri, e alla fine aveva ragione.
Cosa si mangia da queste parti
La cucina dei Nebrodi non è quella da cartolina siciliana. Qui il mare è lontano e si vede: è cucina di montagna.
- Salumi di suino nero - salame, capocollo, pancetta. Il minimo sindacale.
- Formaggi - provola dei Nebrodi in testa, e i pecorini d'alpeggio.
- Funghi - in autunno il bosco produce, e nei ristoranti si vede.
- Carne alla brace - senza tante cerimonie, come va fatta.
- Nocciole - i noccioleti dei Nebrodi sono una realtà seria, e nei dolci si sente.
Un consiglio che vale ovunque ma quassù di più: mangiate dove mangiano quelli del posto. Se in un locale sentite parlare dialetto ai tavoli, siete nel posto giusto. Se sentite solo inglese e c'è il menù plastificato in sei lingue, camminate ancora un po'.
Info pratiche
| Dove | Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta, fra Montalbano Elicona, Francavilla di Sicilia, Malvagna, Roccella Valdemone e Tripi. |
|---|---|
| Da Montalbano Elicona | Pochi chilometri di strada di montagna. Si arriva in auto agli imbocchi dei sentieri. |
| Ingresso | Libero. Alcuni percorsi possono avere limitazioni stagionali per motivi di sicurezza o di tutela. |
| Attrezzatura | Scarpe da trekking, acqua, giacca. Anche d'estate: quassù la temperatura cambia in fretta. |
| Da abbinare | L'altopiano dell'Argimusco, che sta dentro lo stesso territorio. |
| Altre aree protette | Se il genere vi piace, date un'occhiata alle riserve e ai parchi naturali della Sicilia. |
Ultima cosa. Quando si parla di Sicilia si parla sempre di mare, e va benissimo.
Ma se un giorno vi capita di stare in una faggeta dei Nebrodi in una mattina di novembre, con la nebbia tra i tronchi e nessuno intorno per chilometri, vi accorgerete che l'isola aveva ancora un asso nella manica che non vi aveva mostrato.
Continua il viaggio a Montalbano Elicona
Dal bosco si torna in paese, dove castello e chiese aspettano ancora.
- Il Castello di Montalbano EliconaNormanni, Svevi e il re aragonese che mollava Palermo per venire quassù. Storia e visita.
- I Megaliti dell'ArgimuscoUn altopiano a 1.200 metri, massi grandi come case e un dibattito aperto da decenni.
- Arnaldo da VillanovaMedico di papi, alchimista, quasi eretico. E forse la mente dietro all'Argimusco.
- Le chiese di Montalbano EliconaUna basilica minore del 1646, un marmo del Gagini e una chiesetta del 1310 sempre aperta.
- Il Santuario della ProvvidenzaLa carestia del Seicento, la statua coperta d'oro e la festa più antica dei Nebrodi.
- Il borgo medievale a piediPorta Giovan Guerino, scalinate e vicoli: l'itinerario per girarlo come va girato.
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