Cosa vedere a Erice: il borgo sopra le nuvole

Erice sta a 750 metri sopra Trapani, e la parola giusta è proprio “sopra”: nelle giornate limpide si domina mezza Sicilia occidentale, dalle saline alle Egadi, e in quelle sbagliate si cammina dentro una nuvola. I locali la chiamano la nebbia di Venere, e vi conviene prenderla con filosofia: Erice era un santuario prima di essere un paese, e i santuari hanno le loro liturgie. Qui si venerava Venere Ericina, protettrice dei naviganti, e i marinai si orientavano col fumo del suo tempio. Oggi ci si orienta con la funivia, che è meno poetica ma non sbaglia mai strada.

Il borgo è un triangolo di mura, pietra grigia e vicoli lastricati dove le auto praticamente non esistono. Si visita a piedi, in salita e discesa, con le soste dolci che vedremo.

La funivia da Trapani

Si può salire in macchina, ma la funivia da Trapani è metà del viaggio: dieci minuti sospesi con la città che si allarga sotto, le saline che luccicano e le Egadi all’orizzonte. D’estate evita anche il problema del parcheggio, che a Erice è uno sport di nicchia. Controllate gli orari e il vento: quando soffia forte, la funivia si ferma e si torna ai tornanti.

Il Castello di Venere

Sul punto più alto della montagna, dove stava il tempio di Venere Ericina, i Normanni costruirono il loro castello usando le pietre del santuario: un riciclo edilizio che riassume tremila anni di storia siciliana in una parete. Dentro si vedono i resti delle varie epoche; fuori, dal ciglio, il panorama più famoso della Sicilia occidentale. Sotto il castello, i giardini del Balio e la Torretta Pepoli, capriccio ottocentesco affacciato sul vuoto, completano la passeggiata più fotografata del borgo.

Il Real Duomo e il campanile

La Chiesa Madre, il Real Duomo, la fece costruire Federico III d’Aragona a inizio Trecento, e il campanile nacque prima della chiesa: era una torre di vedetta, e si vede. Si sale, e dai suoi merli il borgo si mostra tutto tetti e cortili. L’interno rifatto in gotico ottocentesco divide i puristi; il portico e il rosone mettono d’accordo tutti.

Le mura elimo-puniche e i vicoli

Il lato nord-est del triangolo è chiuso dalle mura ciclopiche: la base è degli Elimi, il popolo misterioso di Erice e Segesta, i blocchi superiori dei Punici e dei Normanni. Si costeggiano da Porta Spada a Porta Carmine, ed è la passeggiata meno battuta e più suggestiva. Poi ci si perde nei vicoli, che a Erice sono un genere a parte: stretti da toccare i muri con i gomiti, lastricati, con i cortili fioriti che si aprono a sorpresa.

I dolci delle monache

Erice è una capitale della pasticceria conventuale: le genovesi ericine, calde di forno con la crema pasticcera dentro la frolla, sono il motivo per cui molti salgono fin quassù, e i dolci di badia (bocconcini di pasta di mandorla) escono da ricette custodite per secoli dietro le grate del monastero di San Carlo. La pasticceria più celebre del borgo ha una storia che parte proprio da lì, da una ragazza cresciuta in convento che ne portò fuori i segreti. Se il filone vi incuriosisce, ne ho scritto a proposito dei biscotti della monaca, parenti stretti di questa stessa Sicilia.

Erice in breve

Tappa Cosa è Tempo consigliato
Funivia Trapani-Erice La salita panoramica 10 minuti a tratta
Castello di Venere Il castello normanno sul tempio di Venere 1 ora
Giardini del Balio e Torretta Pepoli Il belvedere più famoso 30 minuti
Real Duomo e campanile La Chiesa Madre trecentesca 45 minuti
Mura elimo-puniche Tremila anni di cinta muraria 30 minuti
Vicoli e cortili Il borgo vero, senza meta 1-2 ore
Pasticcerie conventuali Genovesi e dolci di badia il tempo che serve

I dintorni

Sotto c’è Trapani con le sue saline che al tramonto diventano specchi rosa, e da lì si salpa per le Egadi. A mezz’ora ci sono il tempio e il teatro di Segesta, eredità degli stessi Elimi che fondarono Erice, e la costa nord porta a San Vito Lo Capo e alla Riserva dello Zingaro. È uno degli angoli di Sicilia più densi di meraviglie per chilometro quadrato.

Domande frequenti su Erice

Quanto tempo serve per visitare Erice?

Mezza giornata è la misura giusta: salita in funivia, castello, duomo, vicoli e una sosta in pasticceria. Con la giornata intera si aggiungono le mura, il campanile e la calma, che a Erice è il vero lusso.

Erice vale la pena se c’è nebbia?

Sì, ma cambia film: niente panorama, e in cambio un borgo medievale immerso nella nuvola, con i vicoli che compaiono e scompaiono. I locali la chiamano la nebbia di Venere; se cercate la vista, salite al mattino presto d’estate.

Come si arriva a Erice?

Con la funivia da Trapani (la scelta migliore) o in macchina lungo i tornanti, una ventina di minuti da Trapani. L’aeroporto di Trapani-Birgi è a mezz’ora, Palermo a un’ora e mezza.

Cosa si mangia a Erice?

Le genovesi ericine calde sono l’obbligo assoluto, con i dolci di mandorla delle ricette conventuali. Per il salato, couscous di pesce e cucina trapanese, che qui risente della costa più che della montagna.

Qual è il periodo migliore per visitare Erice?

Da maggio a ottobre per il panorama, tenendo conto che quassù ci sono sempre cinque gradi meno che a Trapani: d’estate è un sollievo, in mezza stagione serve una giacca. A dicembre il borgo si riempie per i mercatini di Natale, i più famosi della Sicilia occidentale.

Si riparte da Erice con l’impressione di essere stati in un posto che esisteva prima di tutto il resto, e che ha visto passare così tanta gente da non stupirsi più di nessuno. Nemmeno di voi che, come tutti, giurerete di tornare.

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