Cosa vedere a Licata: la città che nessuno si aspetta

Licata non sta su nessuna lista dei desideri, e questo è esattamente il suo asso nella manica. Città di porto sulla costa agrigentina, snobbata dai tour che corrono tra la Valle dei Templi e la Scala dei Turchi, si tiene stretta un centro storico liberty, un castello che guarda l’Africa, una delle ultime colonie greche di Sicilia e, per chi mangia sul serio, un ristorante che ha portato due stelle Michelin in un paese di pescatori. Chi ci si ferma, di solito, lo fa per sbaglio. E poi lo racconta come una scoperta.

Il nome antico è Finziade: la fondò nel 282 a.C. Finzia, tiranno di Agrigento, e fu l’ultima città nuova della Sicilia greca. Da allora Licata ha fatto quello che fanno i porti: lavorare, commerciare zolfo, prendersi le invasioni. Il 10 luglio 1943 gli americani sbarcarono anche qui, primo pezzo d’Europa insieme al resto della costa sud, e per qualche giorno Licata finì sulle prime pagine del mondo. Poi il mondo se ne dimenticò di nuovo, e lei tornò ai suoi pescherecci.

Il Cristo Nero e la Chiesa Madre

Nella chiesa di Santa Maria La Nova, la Madrice, la cappella barocca custodisce il Cristo Nero: un crocifisso ligneo scurito che i licatesi venerano da secoli e che, racconta la tradizione, sopravvisse al tentativo di incendio dei turchi nel 1553. La cappella dell’Immacolata con il soffitto ligneo intagliato è il pezzo d’arte che non ti aspetti in una chiesa di passaggio. Come spesso in Sicilia, l’esterno promette poco e l’interno ripaga.

Castel Sant’Angelo, il balcone sul Canale di Sicilia

Sulla collina che chiude il porto, il castello seicentesco costruito contro i corsari fa oggi un lavoro più pacifico: regala il panorama migliore della costa, dal porto ai lidi, e nelle giornate pulite lo sguardo corre lungo chilometri di Mediterraneo. Si sale in macchina o con una camminata decisa; il tramonto da quassù, col porto che si accende, è il momento in cui Licata si gioca le sue carte.

Il liberty di corso Roma e il Municipio di Basile

A inizio Novecento lo zolfo rese ricca Licata, e i ricchi si costruirono i palazzi: il risultato è uno dei centri liberty meno conosciuti di Sicilia. Il palazzo di città, opera di Ernesto Basile — l’architetto del liberty palermitano — con le sue linee eleganti sta in piazza Progresso, e lungo corso Roma e le traverse si sgranano villini e facciate decò. È una Licata che non c’entra niente con quella dei pescherecci, e la convivenza delle due è metà del fascino.

Il Museo della Badia e Finziade

Il museo archeologico, ospitato nell’ex convento della Badia, racconta trenta secoli di costa: corredi preistorici, ceramica greca, i resti di Finziade scavati sul monte Sant’Angelo sopra la città. È il classico museo di provincia siciliano: mezzo vuoto, sorprendentemente ricco, con un custode che se fate una domanda vi accompagna di sala in sala. Approfittatene.

Il porto e i pescherecci

Il porto peschereccio è il cuore vero: al rientro delle barche il pesce passa dalle casse alle trattorie in poche ore, ed è il motivo per cui a Licata si mangia pesce con serietà. La passeggiata sul molo, fino alla lanterna verde, con il faro di San Giacomo sullo sfondo — tra i più alti d’Italia con i suoi quaranta metri — è la versione licatese del lungomare, senza vetrine e senza fretta.

Le spiagge: Mollarella, Marianello e la Playa

Il litorale di Licata alterna sabbia e promontori. La Mollarella è la baia simbolo, un mezzaluna di sabbia chiara tra due punte rocciose, con l’acqua che digrada piano: d’estate è dei licatesi, a giugno e settembre quasi vostra. Accanto, Marianello fa da gemella più tranquilla. Dall’altra parte del porto la Playa si allunga per chilometri verso est, per chi cammina o corre col mare a fianco.

La sorpresa a tavola

Che un paese di pescherecci della costa agrigentina ospiti uno dei ristoranti più premiati d’Italia — due stelle Michelin conquistate da un figlio di Licata tornato a casa — dice molto su cosa può fare la cucina siciliana quando smette di chiedere scusa. Ma la scala di Licata funziona a tutti i livelli: trattorie del porto con il crudo e la frittura del giorno, e prezzi che a Taormina si sognano. Per orientarvi sul resto, c’è la guida su cosa mangiare in Sicilia.

Licata in breve

Tappa Cosa è Tempo consigliato
Chiesa Madre e Cristo Nero Il crocifisso sopravvissuto ai turchi 30 minuti
Castel Sant’Angelo Il panorama sulla costa e sul porto 1 ora
Corso Roma e piazza Progresso Il liberty dello zolfo, col Municipio di Basile 1 ora
Museo della Badia Trenta secoli di storia, da Finziade in giù 1-1,5 ore
Porto peschereccio e molo La Licata vera, al rientro delle barche 45 minuti
Spiaggia della Mollarella La baia simbolo mezza giornata
La Playa Chilometri di sabbia verso est a piacere

I dintorni

Licata è una base furba proprio perché sta fuori dalle rotte: in 40 minuti siete alla Scala dei Turchi, in 50 alla Valle dei Templi di Agrigento, e verso est la costa corre verso Falconara col suo castello sulla spiaggia e poi Gela. Palma di Montechiaro, il paese del Gattopardo, è a mezz’ora: i tomasiani sanno perché fermarsi.

Domande frequenti su Licata

Licata vale la pena come tappa?

Sì, soprattutto se viaggiate sulla costa sud tra Agrigento e Ragusa: mezza giornata per il centro e il castello, più il mare. È la sosta che nessuno pianifica e molti finiscono per preferire alle tappe famose.

Quanto tempo serve per visitare Licata?

Mezza giornata per centro storico, castello e porto; una giornata intera aggiungendo la Mollarella e il museo. Come base per la costa agrigentina funziona anche per più notti, a prezzi bassi.

Quali sono le spiagge più belle di Licata?

La Mollarella è la classica, con la baia protetta e il fondale dolce; Marianello la variante tranquilla; la Playa la distesa lunga per chi vuole spazio. A giugno e settembre sono un piccolo lusso semivuoto.

Come si arriva a Licata?

In macchina: 50 minuti da Agrigento, un’ora e tre quarti da Catania lungo la statale 417 e la costiera. L’aeroporto più comodo è Comiso (un’ora abbondante), poi Catania e Palermo.

Per cosa è famosa Licata?

Per il porto peschereccio e il pesce, per il liberty dell’epoca dello zolfo, per lo sbarco alleato del luglio 1943 e, negli ultimi anni, per la cucina d’autore che le ha portato due stelle Michelin. I greci la conoscevano come Finziade, l’ultima colonia di Sicilia.

Licata è la dimostrazione che in Sicilia la differenza tra una tappa famosa e una dimenticata spesso non sta in quello che c’è, ma in chi l’ha raccontata. Consideratela raccontata.

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