Amici miei, bedda matrci, che meraviglia vi sto per raccontare!
Oggi vi porto in un angolo di Sicilia che mi fa battere il cuore come se avessi appena rubato l’ultimo cannolo dalla pasticceria di zia Rosalia! Il Parco delle Madonie è quel posto che quando lo vedi la prima volta ti fa esclamare “Minchxx, che bellezza!”… scusate il francesismo, ma qui non ci sono altre parole!
E’ uno dei più belli parchi naturali in Sicilia.
Nato il 9 novembre 1989 (quasi coetaneo Tanuzzu, che invece è venuto al mondo urlando durante la partita Palermo-Catania), questo paradiso montuoso si estende per circa 40.000 ettari nella parte centro-settentrionale della nostra isola. Pigghiati chistu: ben quindici comuni del palermitano si spartiscono questo tesoro, come se fosse una cassata gigante da dividere alla festa di paese! Il territorio del parco abbraccia tutto il massiccio delle Madonie, un’area maestosa che si stende tra i fiumi Imera e Pollina lungo la costa settentrionale.
E che mi dite del Pizzo Carbonara? Con i suoi 1979 metri svetta fiero come il più alto picco della Sicilia dopo la sua maestà l’Etna. Una montagna che pare guardarti dall’alto dicendo “Chi c’è, c’è, chi non c’è, si futtì”, con quella tipica tranquillità sicula che abbiamo nel nostro DNA.
Ma sapete qual è la cosa più strepitosa? In questo fazzoletto di terra – appena il 2% della Sicilia, manco fosse la percentuale di stipendio che mi rimane dopo aver pagato le bollette – vive metà delle specie vegetali evolute della nostra isola! Vi rendete conto? Oltre 1600 specie catalogate! È come entrare nel supermercato più ricco di biodiversità in Sicilia, solo che invece del carrello vi servirà un buon paio di scarponi!
Vi invito a seguirmi in questa avventura come se fossimo compari d’infanzia in gita fuori porta. Qui la natura si abbraccia con la storia come io abbraccio l’ultimo arancino rimasto nel piatto!
Vedrete borghi medievali che sembrano cartoline viventi, panorami da restare a bocca aperta (ma senza farci entrare le mosche, mi raccomando!). Statemi appresso, amici miei, perché le Madonie non sono un semplice parco… sono un’esperienza che vi farà tornare a casa con più ricordi di quanti possiate metterne in un album fotografico!
Alla Scoperta delle Madonie: Posizione e Caratteristiche Principali
Ma unni su’ ste beneditte Madonie? Lo chiedo perché mi è capitato più volte di portare amici continentali che, fidandosi del loro navigatore capriccioso, sono finiti a Prizzi convinti di essere a Petralia! Madonna santa, che confusione!
Il Parco delle Madonie si trova nella città metropolitana di Palermo, e abbraccia quindici comuni che stanno lì appollaiati come piccioni sulla cupola della cattedrale.
A nord, il parco si affaccia sulla costa settentrionale dell’isola, dove Cefalù fa da sentinella con la sua bellezza – una bellezza così potente che persino mio amico palermitano Mimmo, noto per non emozionarsi nemmeno quando il Palermo segna al novantesimo, una volta vedendola ha versato una lacrimuccia (anche se giura fosse solo un granello di sabbia nell’occhio).
A est, le Madonie si stringono la mano con i Nebrodi, formando insieme una spina dorsale montuosa che attraversa la Sicilia come il filo della pasta stesa dalla nonna per fare le tagliatelle.
Il confine meridionale è disegnato da colline che scendono dolci verso il cuore dell’isola, come un vecchio che si siede piano dopo una giornata nei campi. E che cambiamenti nel paesaggio! Passate dalle alte Madonie con le vette che sembrano voler bucare il cielo, alle colline pettinate dagli ulivi, fino alle pianure che si aprono come una finestra sul centro della Sicilia.
Ciò che mi fa impazzire di questo territorio è che in poche ore di macchina (e qualche bestemmia se prendete la strada panoramica con le curve a gomito) potete passare dalla sabbia di Cefalù dove friggere le vostre chiappe al sole, alle vette montane dove in inverno potrete congelare il suddetto didietro nella neve!

Nel mezzo, incontrerete borghi che sembrano fermi al Medioevo (ma con il WiFi), foreste che nemmeno nella Signore degli Anelli, campi coltivati dove crescono le migliori patate della metropolitana di Palermo in Sicilia, e rupi calcaree dove solo i più coraggiosi (o i più pazzi) osano arrampicarsi.
Le Madonie non sono montagne qualsiasi, sono un universo in miniatura! Qui ogni sassolino racconta millenni di storia geologica, ogni angolo sussurra storie di pastori, contadini e briganti. E la biodiversità? Madre santa! È come se la natura avesse deciso di fare una convention invitando tutte le sue creazioni più belle a presentarsi in passerella.
A proposito di bellezza, le stagioni qui si alternano come i cambi d’abito di mia zia Concetta alla processione: la primavera esplode in colori che manco i fuochi di Sant’Agata, l’estate regala un verde intenso e frescura (mentre giù in città vi sciogliete come cassate al sole), l’autunno dipinge di rosso e oro i boschi, e l’inverno… ah, l’inverno! Vedere la neve a 30 minuti dal mare fa un certo effetto, come trovare un pinguino in spiaggia a Mondello!
E per gli appassionati di astronomia, le Madonie offrono cieli così stellati che una volta mio nipote, dopo aver guardato in alto per cinque minuti, mi ha chiesto se poteva comprare una stella per la sua fidanzatina. “Certo,” gli ho risposto, “ma prima finisci di pagare il motorino che ti ho prestato i soldi l’anno scorso!”
La Geologia Unica delle Madonie: Un Patrimonio da Preservare
Ora, amici miei, se le Madonie potessero parlare, avrebbero più storie da raccontare di mio nonno dopo due bicchieri di nero d’Avola!
Questi monti sono antichi, antichissimi, più vecchi delle barzellette che racconta mio Peppe alle cene tra amici!
Sono testimoni geologici che rendono il parco un libro di pietra che si può leggere camminando – e senza bisogno degli occhiali che mi dimentico sempre a casa!
Il patrimonio geologico delle Madonie è così speciale che fa parte della rete dei geoparchi UNESCO. Un riconoscimento che fa gonfiare il petto ai locali più di quanto non faccia il vino novello durante le sagre paesane!
Il Madonie Geopark è nella European Geoparks Network e nella UNESCO Global Geoparks Network, insomma, è come avere una stella Michelin per i sassi, capite a me!
Ma perché i geologi vanno pazzi per queste montagne?
Prima di tutto perché qui trovate rocce di diverse epoche geologiche, tutte ammucchiate come i parenti alla tavolata della domenica. È come se la storia della Terra fosse scritta in diversi capitoli, uno sopra l’altro, e voi poteste leggerli tutti passeggiando. Le rocce qui raccontano storie antiche più delle leggende che mia nonna mi narrava per farmi mangiare le verdure!
Il fenomeno più spettacolare, però, è il sistema carsico delle Madonie.
Pensate, amici miei: grotte che sembrano cattedrali sotterranee, inghiottitoi che paiono porte verso il centro della terra (ma non preoccupatevi, non ci sono finito dentro… ancora), e doline che bucherellano il paesaggio come se un gigante avesse giocato a fare le buche con le dita.
Tutto questo è il risultato del paziente lavoro dell’acqua sul calcare, un artista che scolpisce da millenni senza mai prendersi una pausa caffè!
L’altro giorno, mentre esploravo una di queste grotte con il mio amico Nino, gli ho detto: “Vedi, la natura ci mette secoli a creare queste meraviglie, e noi umani ci mettiamo un attimo a rovinarle con una bottiglia di plastica abbandonata.”
Lui mi ha guardato serio, poi ha raccolto un mozzicone lasciato da qualcun altro, e l’ha messo nel suo zaino. Piccoli gesti, grandi insegnamenti.
La rete dei geoparks mondiali riconosce non solo il valore scientifico di questi luoghi, ma anche quanto sia cruciale preservarli.
Le Madonie, con tutte le loro rocce parlanti, ci ricordano che noi siamo solo inquilini temporanei su questa Terra, e che sarebbe buona educazione lasciarla pulita per chi verrà dopo, come mi diceva sempre mia madre quando visitavamo parenti: “Comportati bene che dobbiamo tornarci!”
I Rilievi Principali di Petralia Sottana e delle Zone Limitrofe

Ascutati a mia, se siete di quelli che in vacanza non riescono a stare fermi manco fossero punti dalle vespe e al grido di “Jamùni a muntagna!” tirano fuori scarponi più consumati delle suole di un postino, le Madonie sono il vostro paradiso!
E Petralia Sottana è la base perfetta, come la casa della nonna quando si facevano le scampagnate da piccoli.
Il monarca indiscusso di queste montagne è il Pizzo Carbonara, che con i suoi 1979 metri si erge maestoso – gli manca solo un metro per arrivare a quota 2000, ma come diceva mio nonno “ci manca quanto u pilu o culu da jatta” (quanto il pelo al sedere del gatto). Il buon Carbonaro, come lo chiamiamo noi locali con affetto (come se fosse un vecchio zio brontolone ma simpatico), offre panorami che ti fanno dimenticare persino le bestemmie tirate durante la salita quando ti sei accorto che hai portato una bottiglia d’acqua invece di tre!
Ma il Carbonara non regna da solo in questo regno di pietra e vento.
Ha attorno una corte di vette che sembrano i parenti stretti alla festa di compleanno: il Pizzo Antenna (1977 m), il Pizzo Antenna Piccola (1965 m) – che, nonostante il nome, è più imponente di certi palazzi di Palermo – il Pizzo Dipilo (1912 m) e il Monte Ferro (1906 m). Tutte cime che stanno belle sopra i 1800 metri e formano insieme la spina dorsale del massiccio, come una fila di parenti che si mettono in posa per la foto di famiglia.
Non posso non menzionare il Monte dei Cervi (1794 m) e il Monte San Salvatore (1912 m), altre due montagne che guardano dall’alto Petralia Sottana come vecchi saggi che controllano il paese.
Ricordo quella volta che portai mio nipote in cima al Monte dei Cervi: dopo un’ora di sentiero mi chiese “Zio, ma quanto manca?” e io, col fiatone: “Siamo appena partiti , picciriddu!” Quando finalmente arrivammo in cima, rimase in silenzio per dieci minuti, poi disse solo: “Zio, ora capisco perché ti piace tanto venire qua.” Certi momenti valgono più di mille parole e di tutte le foto che potete pubblicare su Instagram (anche perché lassù il segnale va e viene come l’umore di mia suocera).
Le Madonie sono un po’ come una Svizzera in miniatura, catapultata magicamente nel cuore del Mediterraneo. Solo che invece dei cioccolatini abbiamo i nostri formaggi di pecora e al posto degli orologi a cucù abbiamo le cicale che ti fanno da sveglia quando ti appisoli sotto un albero!
Ogni stagione qui regala emozioni diverse: d’inverno, quando la neve copre tutto, sembra di stare in un presepe grandezza naturale; in primavera esplodono colori che manco i pittori più pazzi saprebbero immaginare; d’estate i boschi offrono riparo dal sole siciliano che altrimenti ti arrustisce come una salsiccia alla brace; e in autunno… mamma mia l’autunno! I colori del foliage fanno sembrare i boschi un dipinto di un artista ubriaco di bellezza.
Una volta portai qui un mio amico milanese che, arrivato in cima, disse: “Ma perché a scuola ci portavano sempre in gita in Trentino quando c’è tutto questo in Sicilia?” Eh, caro mio, domanda che mi faccio anch’io ogni volta che salgo quassù!
Petralia Soprana e i Tesori Naturalistici dell’Area Madonita
Se Petralia Sottana fosse una regina, Petralia Soprana sarebbe la sua sorella maggiore che si vanta sempre di essere nata prima e di stare più in alto! Arroccata a 1147 metri sul livello del mare, è il comune più elevato della provincia di Palermo – quando ci vado, scherzo sempre dicendo che dovrebbero darti l’ossigeno insieme al caffè al bar!
Da qui, lo sguardo abbraccia un panorama che ti fa cadere la mascella più velocemente di quando la zia Franca annuncia che ha finito i suoi cannoli ripieni. Soprattutto d’inverno, quando la neve trasforma tutto in un paesaggio da cartolina, mi viene sempre da pensare: “Ma perché i turisti vanno tutti a Cortina quando abbiamo questo spettacolo a due passi dal mare?”
A proposito di tesori naturalistici, a pochi chilometri da Petralia troviamo Piano Zucchi, un’area che d’estate è un paradiso per escursionisti e d’inverno diventa la meta degli sciatori siciliani (Piano Battaglia poco vicino) – sì, avete capito bene, in Sicilia si scia! Non sarà Courmayeur, ma vi assicuro che scendere con gli sci mentre in lontananza si intravede il mare ha un non so che di surreale, come mangiare granite guardando l’Etna innevata!
Vogliamo parlare dell’Abies nebrodensis? Questa conifera è così rara che ne esistono solo pochi ultimi esemplari selvatici al mondo, tutti qui nelle Madonie!
La prima volta che ne vidi uno, guidato da un vecchio pastore che conosceva ogni pietra di queste montagne, mi sentii come se stessi incontrando una celebrità. “Questo albero”, mi disse il pastore, “è più antico della storia della tua famiglia e della mia messe insieme, rispettalo”. Una lezione di umiltà che non ho mai dimenticato.
Ma le sorprese botaniche continuano come i piatti a una cena di matrimonio siciliano! Le Madonie hanno estesi boschi di faggio che in autunno si colorano di un rosso così intenso che sembra che la montagna stia arrossendo; ci sono querce da sughero e frassini che sembrano sentinelle verdi, e poi specie più rare come la ginestra di Cupani o il lino delle fate, che quando si muove al vento sembra davvero che le fatine dei boschi stiano pettinando i loro capelli d’argento.
Mi ricordo quella volta che portai i miei nipotini a vedere il lino delle fate mosso dal vento. Il più piccolo mi guardò serio e chiese: “Zio, ma le fate dormono dentro questi fiori?” Gli risposi che sì, probabilmente era proprio così. A volte le spiegazioni scientifiche possono aspettare, e un po’ di magia fa bene all’anima dei piccoli – e anche a quella dei grandi che fingono di non crederci più!
Camminando sui sentieri attorno a Petralia Soprana, potete passare da un ambiente all’altro più rapidamente di quanto io cambi canale quando inizia la pubblicità!
Dai boschi ombrosi alle zone rocciose, dalle praterie dove pascolano mucche e pecore alle piccole zone umide dove gracidano rane che sembrano tenere concerti serali. Ogni angolo nasconde una sorpresa, proprio come il portafoglio dello zio Peppino che tirava sempre fuori una caramella quando ero bambino.
Vi consiglio di visitare quest’area in primavera, quando i prati esplodono di colori come la tavolozza di un pittore pazzo, o in autunno, quando i boschi si vestono di oro e rame. Ma la verità? Ogni momento è quello giusto per scoprire i tesori naturalistici delle Madonie. Come diciamo noi: “Cca è sempri tempu di veniri!” (Qui è sempre il momento giusto per venire!)
La Fauna delle Madonie: Il Cervo e le Altre Specie Emblematiche
Carusi miei, se pensate che le Madonie siano solo montagne e belvedere, vi sbagliate di grosso! Qui c’è un viavai di animali selvatici che manco nel documentario della domenica sera! È un vero e proprio condominio della fauna siciliana, dove ogni piano ha inquilini diversi e tutti, a modo loro, sono protagonisti di questa grande casa comune.
Uno degli abitanti più affascinanti è certamente il cervo, che nel Parco delle Madonie ha trovato il suo rifugio. Vedere questi eleganti animali che sgambettano tra gli alberi è un’emozione che ti riempie il cuore più di un cannolo appena fatto!
Ricordo ancora la prima volta che ne vidi uno: stavo facendo merenda con un panino con la frittata di Ola (la mia compagna Spagnola che usa così tante cipolle che dopo piangi più per il panino che per l’emozione), quando all’improvviso questo magnifico animale apparve tra gli alberi, mi guardò come per dire “ma che fai qui?” e poi scomparve con la stessa eleganza.
In autunno poi, durante la stagione degli amori, il loro verso riempie le valli… un concerto naturale che vale più di un biglietto alla Scala di Milano!
Ma il catalogo della fauna madonita è lungo più della lista della spesa di mia suocera prima di Natale!
Ci sono i cinghiali, che scavano il terreno come se cercassero un tesoro (e a volte lo trovano davvero, sotto forma di tuberi e radici); le martore, furbe e scattanti; le volpi, che sembrano sempre complottare qualcosa; il gatto selvatico, timido e schivo più di mio cugino alle riunioni di famiglia; l’istrice con le sue aculei, che sembra un punk degli anni ’80; e poi conigli selvatici e roditori vari che scorrazzano come se le montagne fossero il loro personale parco giochi.
Per chi ama l’ornitologia – parolone per dire “guardare gli uccelli”, ma fa più fino – le Madonie sono un paradiso con le ali!
Nei cieli volteggiano rapaci maestosi come l’aquila reale, che quando la vedi ti senti subito piccolo piccolo, come quando incontri il tuo professore delle medie trent’anni dopo e ancora ti intimidisce! Ci sono anche il capovaccaio, il gheppio – che resta fermo in aria come se fosse appeso a un filo – e il gracchio corallino, che con il suo becco rosso sembra sempre vestito a festa.
Di notte poi, il concerto cambia registro: gufi, civette, barbagianni e allocchi prendono il palcoscenico. La prima volta che sentii il verso di un barbagianni mentre campeggiavo nelle Madonie, pensai che qualcuno stesse ammazzando un maiale!
E persino il mondo di rettili e anfibi è ben rappresentato qui. Ci sono serpenti di vario tipo – tranquilli, per lo più innocui come mia suocera quando promette di stare zitta durante la partita! – lucertole che prendono il sole come turisti tedeschi a Mondello, gechi che ti guardano dal muro della casa di campagna, e ramarri verdi così brillanti che sembrano dipinti a mano. E poi rospi, rane e testuggini che si muovono con la stessa fretta che ho io quando mia moglie mi manda a fare la spesa.
Un consiglio per chi vuole avvistare questi magnifici animali: silenzio, pazienza e rispetto. Gli animali selvatici sono timidi e diffidenti, come la zia Rosalia quando qualcuno le chiede la ricetta della sua cassata!

Ma con un po’ di fortuna e le giuste precauzioni, potrete tornare a casa con ricordi straordinari e, perché no, qualche foto da far vedere agli amici. Anche se, come sempre dico ai miei nipoti: “La foto più bella è quella che resta impressa qui” – e mi tocco la testa – “e qui” – e mi tocco il cuore.
Geraci Siculo
Mamma mia, amici miei, che gioiello è Geraci Siculo! Arrampicato a 1077 metri sul livello del mare come un presepe vivente, questo borgo ti appare all’improvviso mentre la strada fa curve a serpente che farebbero venire il mal di mare perfino a un pescatore!
La prima volta che ci andai con la mia Panda scassata (pace all’anima sua, è morta dopo 30 anni di onorato servizio), feci il segno della croce ad ogni curva.
Ma quando finalmente arrivai e vidi quelle case di pietra aggrappate alla roccia come cozze allo scoglio e il profilo del castello stagliato contro il cielo… minchxx, che emozione!
Sembrava di essere tornati indietro nel tempo, in un’epoca dove i cellulari non esistevano e l’unico “tweet” era il cinguettio degli uccelli al mattino.
La storia di Geraci ha radici più profonde dei fichi d’India nel terreno assolato di agosto.
Il borgo è legato a doppio filo con i Ventimiglia, famiglia nobile che qui spadroneggiava come mia nonna in cucina! Questi signorotti hanno lasciato un’impronta più marcata di quella che lascia Totò quando cammina sulla sabbia bagnata con le sue scarpe numero 48.
Vi confesso che passeggiare per il centro storico di Geraci è come entrare in una macchina del tempo: vicoli stretti dove due persone robuste come me e mio fratello facciamo fatica a passare contemporaneamente, scalinate ripide che ti fanno benedire ogni santo del calendario (e anche qualcuno che non c’è), piazzette che si aprono all’improvviso come una sorpresa nella calza della Befana.
Mi piace immaginare come doveva essere la vita qui secoli fa, con donne che stendevano i panni mentre i bambini giocavano per strada e gli uomini discutevano di raccolti e bestiame – non molto diverso da oggi, a pensarci bene, solo con meno smartphone e più conversazioni faccia a faccia!
Le tradizioni qui sono custodite come il vino buono in cantina. Gli abitanti del luogo hanno una sapienza antica, tramandata di generazione in generazione, che deriva dalla necessità di adattarsi a questa terra bellissima ma esigente.
Ricordo un vecchio pastore che mi spiegò come prevedere il tempo guardando le nuvole sulle cime: “Quannu a muntagna metti u cappeddu, pigghia l’ombrello e scappa” (quando la montagna mette il cappello, prendi l’ombrello e scappa). Una saggezza che non trovi su nessuna app di previsioni meteo, manco se paghi l’abbonamento premium!
Non perdete la visita al Castello dei Ventimiglia, che domina il borgo .
Da lassù, il panorama è talmente bello che persino il mio amico Mimmo, quello che non si emoziona neanche quando il Palermo segna al novantesimo, si è messo a fare foto come un giapponese in vacanza!
Polizzi Generosa
Polizzi Generosa! Solo il nome è tutto un programma, come quando una nonna siciliana dice “ti faccio solo un assaggino” e poi ti riempie il piatto che nemmeno a Natale!
Questo borgo è davvero generoso in tutto: nella bellezza, nella storia, nei sapori e negli scorci panoramici che ti lasciano a bocca aperta come quando ho visto la bolletta della luce dopo aver installato il condizionatore.
Arroccato a circa 900 metri d’altitudine, Polizzi si affaccia sulla valle dell’Imera come un balcone fiorito sulla miglior vista che potreste desiderare. La prima volta che ci arrivai, un anziano del posto mi fermò mentre scattavo foto come un ossesso e mi disse: “Giovanotto, questa è la vista che Dio si gode quando si affaccia dalla finestra del paradiso”. Non potevo dargli torto!
Le origini di questo borgo risalgono a tempi antichissimi. I Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi e i Normanni hanno lasciato tutti la loro impronta qui, come se Polizzi fosse una torta e ogni dominatore volesse aggiungerci la sua ciliegina!
Il centro storico è un labirinto di vicoli e scalinate dove è più facile perdersi che ritrovare le chiavi quando le cerchi di fretta. Ma perdersi qui è un piacere, come quando ti addormenti sulla spiaggia e ti svegli con la faccia stampata sul libro (sì, mi è successo la settimana scorsa a Cefalù). Ogni angolo nasconde un tesoro: portali in pietra lavorati a mano, balconi in ferro battuto, edicole votive che sembrano minuscoli palcoscenici per santi e madonne.
E che dire delle chiese? La Matrice dedicata a Santa Maria Maggiore è uno scrigno di tesori d’arte che farebbero impallidire persino il caveau della banca dove tengo i miei risparmi (che poi è un modo elegante per dire “quasi niente”).

Il campanile svetta come un faro che guida i pellegrini e i viaggiatori, proprio come il profumo della pasta al forno di mia madre guidava me e i miei fratelli a tavola quando eravamo piccoli!
Ma la vera ricchezza di Polizzi sta nelle sue tradizioni gastronomiche.
Non posso non menzionare che Polizzi ha dato i natali a Giuseppe Antonio Borgese, critico letterario e scrittore, e persino al nonno materno del grande regista Martin Scorsese! Sì, quel Scorsese lì, quello dei film con De Niro, ha radici polizzane! Lo racconto sempre ai miei amici del nord, che mi guardano come se avessi detto che ho visto un unicorno che parlava siciliano.
Gangi
E ora, cari lettori resistenti che siete arrivati fin qui senza addormentarvi (complimenti!), parliamo di Gangi, il borgo che nel 2014 è stato eletto il più bello d’Italia. E non l’ha deciso Totò dopo due bicchieri di nero d’Avola, ma una giuria nazionale!
Gangi è uno di quei posti che quando li vedi per la prima volta pensi: “Ma chi è stato il pazzo che ha deciso di costruire un paese sulla cima di una montagna?” E poi, dopo cinque minuti di passeggiata, capisci perfettamente perché: la vista da quassù vale ogni goccia di sudore versata per arrivarci!
Arroccato a oltre 1000 metri d’altitudine, questo borgo maestoso domina tutta la vallata . Le sue case in pietra sono costruite una sull’altra, in una specie di scalinata gigante che sembra voler raggiungere il cielo.
La prima volta che lo vidi all’alba, con la nebbia che avvolgeva la parte bassa del paese mentre la parte alta era già illuminata dal sole, mi sembrò di vedere un presepe vivente, solo che invece di pastori e pecore c’erano gagni mezzi addormentati che andavano a comprare il pane!
Il simbolo di Gangi è la Torre dei Ventimiglia, che svetta come un dito puntato verso il cielo, quasi a dire: “Ehi, turisti, siamo qui!” Ma il vero gioiello è la Chiesa Madre dedicata a San Nicolò, che con la sua maestosa facciata e il campanile ti fa sentire piccolo piccolo, come quando da bambino incontravi il preside a scuola. L’interno è un trionfo di opere d’arte, marmi e stucchi che ti lasciano senza parole.
Ma la curiosità più macabra (sì, anche i paesini più belli hanno i loro lati oscuri, come lo zio Pino che sembra un sant’uomo ma ruba sempre le olive dal piatto degli altri!) è la cripta dei Cappuccini con le sue mummie. Decine di corpi mummificati di religiosi e notabili locali che sembrano sonnecchiare eternamente. La prima volta che ci portai mio nipote, rimase affascinato e spaventato allo stesso tempo, come quando guarda i film dell’orrore con le mani davanti agli occhi ma con le dita allargate per non perdersi niente!
Di Effems – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Gangi è anche famoso per “case a 1 euro”, un’iniziativa geniale per ripopolare il centro storico. Quando l’ho raccontato ai miei amici milanesi, pensavano fosse una barzelletta, tipo quelle che raccontavo a scuola: “Ci sono un palermitano, un catanese e un gangitano…” E invece è tutto vero! Certo, poi devi ristrutturare la casa e spendere un po’ di soldini, ma comunque meno di quanto costa un monolocale a Milano in zona Navigli, che è grande quanto il bagno di casa mia!
E le tradizioni? Mamma mia che spettacolo! La Festa del Santissimo Salvatore è un tripudio di colori, suoni e sapori che ti fa sentire parte di qualcosa di grande anche se sei arrivato in paese solo da cinque minuti!
Conclusione: Le Madonie, Un Tesoro da Scoprire Con Calma (e Scarpe Comode!)
E così, carissimi amici che avete avuto la pazienza di seguirmi in questo viaggio virtuale (che vi è costato meno di un pieno di benzina, quindi non lamentatevi!), siamo giunti alla fine del nostro tour delle Madonie. Ma ricordate: questo è solo un assaggio, come quando mia zia vi dice “prendi solo un cucchiaino di cassata” ma poi ve ne mette mezzo chilo nel piatto!
Le Madonie sono uno di quei posti che non puoi dire di conoscere dopo una sola visita, così come non puoi dire di saper cucinare dopo aver preparato un uovo sodo. Ci vogliono tempo, passione e tante escursioni con scarpe comode (e una bottiglietta d’acqua, ché il caldo qui non perdona manco a pagarlo!)
Ogni stagione regala emozioni diverse: l’inverno con la neve che trasforma tutto in un paesaggio da cartolina nordica; la primavera che esplode in colori come la tavolozza di un pittore ubriaco; l’estate che offre frescura quando giù in pianura si scioglie persino l’asfalto; e l’autunno che dipinge i boschi di tonalità che nemmeno nei quadri più belli.
Vi consiglio di visitare questi borghi con calma, senza fretta, proprio come si gusta un buon bicchiere di vino delle cantine locali. Fermatevi a parlare con la gente del posto, che ha sempre qualche storia da raccontare più interessante di qualsiasi guida turistica.
Assaggiate i prodotti tipici, che sono la vera anima di questi luoghi – dai formaggi ai salumi artigianali, dai dolci tradizionali ai funghi di sottobosco. E soprattutto, non dimenticate di lasciare a casa la fretta e lo stress, che qui nelle Madonie non sono ben accetti, come le suocere alle cene romantiche!
Mi piace pensare alle Madonie come a un vecchio libro di fiabe della nonna: ogni volta che lo apri scopri qualcosa che non avevi notato prima, ogni pagina nasconde un segreto, e alla fine ti lascia sempre con un sorriso e la voglia di tornare a sfogliarlo.
E se qualcuno vi chiede perché dovreste venire a visitare le Madonie invece di andare in qualche meta turistica più famosa, rispondetegli come farebbe mio nonno: “Perché sennò ti perdi il meglio, sciocco!”
Alla prossima avventura, amici miei. E ricordate: in Sicilia non si viene per dimagrire, ma per arricchire l’anima. E forse anche la circonferenza!

