Carusanza, che piacere darvi il benvenuto nel cuore pulsante dell’isola più affascinante del Mediterraneo!
La Sicilia centrale è quel pezzo di paradiso che tutti cercano ma pochi trovano davvero. Siamo nell’entroterra siciliano, amici miei, dove il tempo non solo sembra essersi fermato – ma fa proprio un pisolino pomeridiano tra borghi medievali e siti archeologici che erano già vecchi quando i nostri nonni andavano in fasce.
Se siete stanchi delle solite cartoline da spiaggia, con turisti più rossi di un pomodoro di Pachino che si contendono un fazzoletto di sabbia, allora siete capitati nel posto giusto! Vi porterò a spasso per il vero cuore della Sicilia, e vi prometto che tornerete a casa con gli occhi pieni di meraviglia (e con qualche chilo in più, perché qua si mangia che è una bellezza).
La Sicilia Centrale: Cosa vedere e i suoi luoghi d’interesse
Ma insomma, cos’è ‘sta Sicilia centrale di cui tutti parlano ma nessuno sa niente? Ve lo spiego subito!
Siamo davanti a un territorio che se fosse un piatto di pasta sarebbe una “pasta ‘ncasciata” – pieno di strati, sapori e sorprese.
Geograficamente è delimitato dai monti Erei e dai Nebrodi, e comprende soprattutto le province di Enna e Caltanissetta. E no, qui non c’è il mare – e allora?
Voi pensate che la Sicilia sia solo spiagge e granite? MinchiXXX! (perdonatemi il francesismo siciliano).
Pensate che in questa zona già migliaia di anni fa i Siculi facevano festa grande. Poi sono arrivati greci, romani, bizantini, arabi, normanni… tutti hanno voluto metterci lo zampino.
È come quando mia nonna faceva la caponata e ognuno in famiglia voleva aggiungerci qualcosa: alla fine veniva fuori una delizia unica al mondo! Ecco, la Sicilia centrale è così: un miscuglio straordinario di culture che si sono accavallate come le onde del mare a Mondello in una giornata di scirocco.
E sapete qual è la cosa più bella? Che potete godervi tutto questo ben di Dio senza dover spingere o essere spinti da turisti con i calzini nelle sandali.
Qua il tempo va ancora al passo delle carrette trainate dai muli, come il trenino locale che attraversa colline color miele, facendo quel rumore – zun-zun-zun – che sembra la colonna sonora di un film di Tornatore. Avete presente “Nuovo Cinema Paradiso”? Ecco, stessa atmosfera, ma nella vita reale!
Quali sorprese nasconde Enna, il capoluogo nel cuore della Sicilia?

Enna, amici cari, non è solo un capoluogo qualunque.
È il capoluogo più alto d’Italia (931 metri, che non è l’Everest ma quasi).
Qui la chiamano “l’ombelico della Sicilia” perché sta proprio al centro centro, come il bottoncino della pancia. Da quassù, nelle giornate in cui l’aria è più pulita di una sala operatoria, si riesce a vedere persino l’Etna che sbuffa in lontananza. “Ma chi fai, fumu?”, come direbbe mia zia all’Etna quando erutta.
Passeggiando per il centro, dovete assolutamente fermarvi davanti alla Torre di Federico.
È rimasta solo quella del grande castello voluto da Federico II, che a quanto pare in Sicilia si sentiva proprio a casa sua. Al tramonto, quando il sole colora l’arenaria di arancione, sembra di stare in una cartolina vintage.
E il Duomo? Mamma mia che spettacolo! Un mix gotico-rinascimentale che fa venire il torcicollo a furia di guardare in alto.
Se poi siete tipi da miti e leggende, dovete fare un salto al lago di Pergusa. È qui che il povero ‘figghiu di buttxxx’ di Ade ha rapito Proserpina – almeno così dice il mito. Io ve lo giuro, ogni volta che passo di lì guardo con sospetto ogni crepa nel terreno, non si sa mai!
Oggi a Pergusa c’è pure un autodromo, così dopo esservi immaginati il rapimento mitologico potete sentire rombare i motori. Che contrasto, ah?
E poi c’è l’università Kore, che ha portato una ventata di gioventù tra queste vecchie pietre.
È un po’ come quando arrivano i nipoti a casa dei nonni: tutto si riempie di vita e risate!
Dai palazzi dei dicìassetti comuni del libero consorzio si gode una vista che, vi giuro sulla mia cassata preferita, vi fa dimenticare anche l’ultimo conto del dentista!
Perché la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina è considerata unica al mondo?

Allora, facciamo chiarezza: se non avete visto la Villa del Casale, è come se non aveste mai visto la Sicilia!
È come andare a Parigi senza vedere la Torre Eiffel, capite che sciocchezza?
Questo gioiellino archeologico a Piazza Armerina è una di quelle cose che ti fanno dire “vabbè, ma i romani erano pazzi”.
In senso buono, eh! Immaginate: una mega villa del IV secolo d.C. con oltre 3.000 metri quadrati di mosaici conservati meglio di certe strade moderne!
La prima volta che ho visto la famosa “sala delle ragazze in bikini” sono rimasto a bocca aperta come un pescespada appena pescato. Ma vi rendete conto?
Quasi 2.000 anni fa c’erano già signore che facevano ginnastica con un abbigliamento che oggi chiameremmo sportivo! Io dico sempre ai miei amici stranieri: “Vedete? In Sicilia abbiamo inventato pure il bikini!”
Non c’è da stupirsi che sia stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1997. Io ci sono stato sette volte e ogni volta scopro un dettaglio nuovo.
È come leggere un libro dove le parole cambiano a ogni lettura. I colori, poi! Sono così vivaci che sembra che i mosaici siano stati fatti ieri, non quasi duemila anni fa. “Frischissimi di giornata”, come direbbe il mio pescivendolo di fiducia.
E Piazza Armerina non è solo la Villa. Il centro storico è un labirinto di viuzze dove è facilissimo perdersi. Una volta ci ho girato per due ore cercando la macchina parcheggiata. Ma sapete cosa? Non mi è dispiaciuto affatto, perché ogni angolo nasconde un tesoro, una chiesa barocca, un palazzo nobiliare.
E se capitate durante il Palio dei Normanni in agosto… mizzica! È come tornare indietro nel tempo, con cavalieri, dame e tutto il resto. L’unica differenza è che potete fotografare tutto col cellulare e postarlo su Instagram. Provate a spiegare questo a un normanno dell’XI secolo!
Cosa rende il sito archeologico di Morgantina un tesoro nascosto della Sicilia?
Sentite a mia: Morgantina è il posto dove dovete andare se volete sentirvi un mix tra Indiana Jones e un’anima antica che ritorna a casa.
La prima volta che ci sono andato, mi sono messo a parlare in un siciliano arcaico che nemmeno sapevo di conoscere! È vicino ad Aidone, in provincia di Enna, e incredibilmente è ancora poco battuto dal turismo di massa. Io dico: meglio così, più spazio per noi!
Morgantina era una città siculo-greca che ha avuto il suo momento di gloria tra il V e il III secolo a.C., prima che i romani arrivassero a dire “ora comandiamo noi”.
Camminando tra i resti dell’agorà, del teatro e delle terme, vi sembrerà di sentire ancora le voci e le risate degli antichi abitanti. Una volta, giuro, mi è sembrato di sentire il profumo di pane appena sfornato provenire dall’antico forno!
Il paesaggio attorno è da svenimento: colline che si rincorrono come bambini, ulivi che sembrano vecchi saggi con la barba argentata, campi di grano che ondeggiano come il mare. E pensare che questo stesso panorama lo ammiravano gli abitanti di Morgantina mentre discutevano di filosofia o facevano la spesa al mercato. Mi commuovo solo a pensarci!
Dopo aver girato per ore tra le pietre antiche, non perdetevi il Museo Archeologico di Aidone. Lì c’è la famosa Venere, che ha una storia rocambolesca: trafugata, venduta illegalmente al Paul Getty Museum in America e finalmente riportata a casa dopo una battaglia legale degna di Perry Mason. Quando l’hanno riportata in Sicilia, ad Aidone hanno fatto festa per tre giorni! E io con loro, perché certi tesori devono stare dove sono nati. Sarebbe come portare via il cannolo dalla Sicilia: un crimine contro l’umanità!
Quali tesori nasconde Caltanissetta, città dello zolfo e delle tradizioni?
Di AlessandroAM – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento
Caltanissetta, picciotti miei, è come quella cugina un po’ brusca che quando la inviti a pranzo sembra sempre arrabbiata, ma poi tira fuori dalla borsa il miglior dolce fatto in casa che abbiate mai assaggiato!
Questa città ha un carattere forte come il suo passato legato alle miniere di zolfo. Quando mi raccontava un vecchietto di quando lavorava nelle “pirere” (così chiamavano le miniere), mi venivano i brividi! Un lavoro durissimo che ha forgiato il carattere dei nisseni.
Il castello di Pietrarossa oggi è più “rossa” che “pietra”, essendo ridotto a rudere, ma ancora si erge sulla città come un vecchio guerriero che si rifiuta di abbandonare il campo di battaglia. Io ci vado spesso al tramonto, quando il cielo si colora di arancione e viola.
Una volta ho portato la mia fidanzata e si è commossa fino alle lacrime – anche se poi ha confessato che era colpa della cipolla del panino che avevamo mangiato prima!
La Settimana Santa a Caltanissetta? Un’esperienza che ti segna l’anima! Le “vare” (gruppi statuari che rappresentano la Passione) vengono portate in processione in un silenzio che fa accapponare la pelle, interrotto solo dai tamburi e dalle lamentazioni.
Mi ricordo che da piccolo ero terrorizzato e affascinato allo stesso tempo. Mio padre mi teneva sulle spalle e io non sapevo se piangere o restare a bocca aperta dallo stupore.
E che dire della gastronomia? A Caltanissetta potete assaggiare i “tagliarini col macco di fave“? Un piatto che quando lo assaggi ti fa sentire in pace col mondo. Per non parlare dei dolci! I “nucatoli” nisseni sono così buoni che una volta ne ho mangiati sette di fila e ho dovuto slacciare i pantaloni. Ma ne è valsa la pena, parola mia!
Perché Caltagirone è famosa in tutto il mondo per la sua ceramica?

Caltagirone non è una città, è un sogno a colori! La prima volta che ci sono andato, ho pensato di essere finito nel paese delle meraviglie di Alice. Solo che invece del Cappellaio Matto ci sono artigiani con le mani sporche d’argilla e lo sguardo di chi crea magie! Tutto qui urla “ceramica di Caltagirone” da secoli, fin dai tempi degli arabi (che, tra noi, di cose belle se ne intendevano parecchio).
La Scala di Santa Maria del Monte è la vera star della città: 142 gradini, ognuno decorato con piastrelle diverse che insieme formano un arcobaleno che ti fa salire in paradiso. L’ultima volta che l’ho salita tutta, arrivato in cima le mie gambe tremavano come gelatina, ma la vista mi ha ripagato di ogni fatica! E quando la illuminano per la festa di San Giacomo? Madonnuzza bedda, che spettacolo! Migliaia di lumini che disegnano figure sulla scalinata, mentre tutti intorno è buio. Mi vengono ancora i brividi a pensarci!
Nei laboratori artigianali potete vedere i maestri ceramisti all’opera. Io ho passato un pomeriggio intero a guardare un anziano signore che modellava un vaso come se stesse accarezzando un bambino. “Il segreto è amare l’argilla”, mi ha detto mentre le sue mani danzavano sul tornio.
Ho provato anch’io, ma il mio “capolavoro” sembrava più una patata schiacciata che un vaso. Il maestro ha riso così tanto che gli sono venute le lacrime agli occhi!
Il centro storico è un tripudio di barocco siciliano, con chiese che sembrano torte nuziali e palazzi nobiliari che farebbero impallidire Versailles.
E il Museo della Ceramica? Mamma mia che meraviglia! Con le sue 2500 opere è una festa per gli occhi. Una volta ci ho portato un mio amico con un figlio di cinque anni pensando si sarebbe annoiato, e invece non voleva più andare via! “Zio, ma come facevano a fare cose così belle senza la playstation?”, mi ha chiesto alla fine. Bella domanda, piccolo mio, bella domanda!
Quali sono i castelli più affascinanti da visitare nella Sicilia centrale?
I castelli della Sicilia centrale, cari miei, sono come i protagonisti di un film di cappa e spada!
Ogni pietra racconta storie di amori proibiti, battaglie sanguinose e tesori nascosti. Il castello di Sperlinga, Cristo santo che meraviglia! È parzialmente scavato nella roccia, come se un gigante avesse deciso di farsi una casa nella montagna. La prima volta che l’ho visto, ho esclamato “Ma chi l’ha costruito, i Flintstones?”. Poi ho scoperto la sua storia durante i Vespri Siciliani e ho smesso di scherzare.
C’è ancora un detto che dice “Sulu Sperlinga si ribillau” (Solo Sperlinga si ribellò), perché mentre tutti i siciliani si ribellavano ai francesi, Sperlinga rimase fedele agli Angioini. Io scherzo sempre con gli abitanti del posto: “Ancora vi fidate dei francesi dopo 800 anni?”. E loro ridono, perché i siciliani sanno ridere del proprio passato.
Il castello di Mussomeli è un altro spettacolo da non perdere! Arroccato su uno sperone di roccia, sembra sfidare la gravità e il buon senso. “Ma come accidenti facevano a portare su i materiali di costruzione?”, mi chiedo sempre.
Naturalmente ci sono leggende su fantasmi che lo popolerebbero. Una volta, durante una visita al tramonto, ho sentito uno strano rumore e ho fatto un salto così alto che per poco non sbattevo la testa sul soffitto. Era solo il vento, ma vi giuro che per un attimo ho creduto alla storia della dama che vaga per le sale!
Il Castello di Lombardia a Enna è uno dei miei preferiti. Delle sue venti torri originali ne sono rimaste solo sei, ma sono più che sufficienti per farvi sentire come in “Game of Thrones”.
La vista da lassù è così bella che una volta ci sono rimasto due ore seduto su un muretto a guardare il paesaggio, finché un guardiano è venuto a chiedermi se mi ero pietrificato! “No”, gli ho risposto, “sto solo cercando di imprimere questa bellezza nella memoria”. E lui: “Allora torna domani, che oggi devo chiudere”. Tipica pragmaticità siciliana!
Cosa offrono i borghi di Nicosia e Centuripe ai visitatori curiosi?
Nicosia e Centuripe sono come quei vini pregiati che non trovi al supermercato, ma solo nelle enoteche per intenditori! Nicosia, la “città dei 24 baroni”, è un gioiellino medievale che profuma di storia e focacce appena sfornate. Il Duomo è uno spettacolo che lascerebbe a bocca aperta persino un critico d’arte con la faccia da limone succhiato!
La prima volta che sono entrato, ho alzato gli occhi verso l’alto e mi è venuto il torcicollo per una settimana. Ma ne è valsa ogni fitta di dolore!
La cosa più divertente di Nicosia? L’accento degli abitanti! È un dialetto così particolare che anche gli altri siciliani a volte fanno fatica a capirlo.
Una volta ho chiesto indicazioni a un anziano signore e mi ha risposto con una frase che sembrava più francese che siciliano.
Ho fatto finta di capire, annuendo vigorosamente, per poi ritrovarmi completamente perso in un vicolo cieco. Tipico di me!
Centuripe, invece, è il borgo che sfida la logica urbanistica! Costruita a forma di stella (o di “uomo disteso”, come dicono i locali), si arrampica su cinque crinali come se le case stessero facendo una gara a chi arriva più in alto.
Vista dall’alto sembra proprio un uomo con braccia e gambe divaricate. La prima volta che l’ho vista in una foto aerea, ho pensato: “Ma chi è stato il pazzo geniale che ha progettato questa meraviglia?”. Nessuno, in realtà: è cresciuta così nel corso dei secoli, dimostrando che a volte il caos crea più bellezza di qualsiasi piano urbanistico.
Il Museo Archeologico di Centuripe custodisce tesori che farebbero impallidire molti musei più famosi.
Sia a Nicosia che a Centuripe conservano tradizioni artigianali che sembrano uscite da un libro di fiabe. A Nicosia l’arte del ferro battuto è ancora viva, con artigiani che sembrano maghi mentre trasformano un pezzo di metallo in un capolavoro. A Centuripe, invece, l’arte della pietra vi lascerà a bocca aperta. E sapete qual è la cosa più bella? Che quando entrate in un negozio o in un bar, non siete clienti, siete ospiti! L’ultima volta a Nicosia sono entrato in un bar per un caffè e sono uscito due ore dopo, dopo aver ascoltato la storia di vita del barista, conosciuto sua moglie e i suoi tre figli, e promesso di tornare per la festa patronale. Questa è la Sicilia che amo!
Quali segreti naturalistici nascondono i Monti Erei?
I Monti Erei sono il nascondiglio preferito di Madre Natura in Sicilia, parola mia!
Quando ho bisogno di staccare la spina e mandare a quel paese (passatemi il francesismo) lo stress, mi rifugio qui.
Questa catena montuosa è la colonna vertebrale della Sicilia centrale, un paradiso verde dove l’unico rumore è quello del vento tra le querce e il canto degli uccelli. Altro che “suoni della natura” su Spotify!
La fauna qui è incredibile! Aquile reali che volteggiano alte nel cielo, poiane che scrutano il terreno in cerca di prede, volpi che attraversano furtive i sentieri.
Una volta, durante un’escursione all’alba, mi sono trovato faccia a faccia con un istrice. Ci siamo guardati per un lungo momento, entrambi sorpresi dall’incontro. Poi lui ha deciso che ero noioso e se n’è andato con aria snob. Mai stato così offeso da un animale!
I sentieri dell’entroterra ereico sono perfetti per il trekking.
Alcuni seguono antichi tratturi, le vie della transumanza usate dai pastori per secoli.
Camminare su queste strade è come fare un viaggio nel tempo. Una volta ho incontrato un vecchio pastore che mi ha offerto un pezzo del suo formaggio appena fatto.
L’ho mangiato seduto su una pietra, guardando il panorama, e vi giuro che in quel momento mi sono sentito l’uomo più ricco del mondo.
Altro che Rolex e Ferrari! La vera ricchezza è un pezzo di pecorino fresco sui Monti Erei, con il profumo di timo selvatico nell’aria e il suono delle campanelle delle pecore in lontananza.
Come organizzare un viaggio perfetto nella Sicilia centrale?
Organizzare un viaggio nella Sicilia centrale richiede un po’ di strategia! È come preparare una buona caponata: ci vogliono gli ingredienti giusti, i tempi giusti e tanto amore. Innanzitutto, scordatevi di fare tutto in due giorni!
Questa non è una toccata e fuga a Roma per vedere il Colosseo e mangiare un gelato. Qui ci vogliono minimo 5-6 giorni per assaporare i luoghi con calma, altrimenti è come mangiare un cannolo in tre bocconi: un sacrilegio!
Per la base, vi consiglio Enna. Non solo perché è al centro geografico (e quindi potete spostarvi in tutte le direzioni come i tentacoli di un polpo), ma anche perché la sera, dopo una giornata di esplorazioni, potete godervi passeggiate con vista mozzafiato e cene in trattorie che vi faranno piangere di gioia.
Una volta ho portato qui un amico milanese che continuava a ripetere “Ma quanto si mangia bene?” ogni tre minuti durante la cena. Alla fine l’oste gli ha detto “Se continui così ti porto in cucina e ti faccio vedere come si fa la pasta, così la fai anche a Milano!”. Naturalmente, è finita con abbracci e vino offerto dalla casa.
Per gli spostamenti, scordatevi i mezzi pubblici a meno che non vogliate trasformare la vacanza in una caccia al tesoro con indovinelli temporali.
L’auto è FONDAMENTALE. La prima volta che sono venuto qui senza macchina ho capito cosa provano i pinguini nel deserto: fuori posto e decisamente accaldati!
Potete noleggiarne una all’aeroporto di Catania o Palermo, oppure (ed è la soluzione che preferisco) affidarvi a un autista locale.
Il mio amico Salvatore, per esempio, non solo vi porta dove volete, ma vi racconta storie che non troverete in nessuna guida turistica!
Quando venire? Evitate agosto come la peste! Non solo fa un caldo che anche le lucertole cercano l’aria condizionata, ma è anche il periodo in cui molti siciliani vanno in ferie e alcuni piccoli locali potrebbero essere chiusi. Primavera (aprile-giugno) e autunno (settembre-ottobre) sono perfetti: temperature dolci, paesaggi colorati e meno turisti.
Una volta sono venuto a fine aprile e i campi erano così pieni di fiori selvatici che sembrava di camminare in un quadro impressionista. Ho fatto così tante foto che ho riempito la memoria del telefono in due giorni!
Un ultimo consiglio da siciliano DOC: non fate programmi troppo rigidi! La bellezza della Sicilia centrale sta anche nell’inaspettato, negli incontri casuali, nelle deviazioni non pianificate.
La volta scorsa stavo andando da Enna a Piazza Armerina quando ho visto un cartello sbiadito che indicava un caseificio.
Ho seguito l’istinto (e la fame) e mi sono ritrovato a mangiare ricotta calda appena fatta, seduto su una sedia di plastica in mezzo al nulla, con un pastore novantenne che mi raccontava di quando da bambino aveva visto passare i soldati americani durante la guerra.
Nessuna guida turistica vi darà mai un’esperienza così!
Conclusione: Perché la Sicilia centrale è il cuore pulsante dell’isola
Amici miei, siamo giunti alla fine di questo viaggio virtuale nel cuore pulsante della mia adorata isola. La Sicilia centrale è come quel parente che viene sempre dimenticato ai matrimoni ma che, quando finalmente lo inviti, si rivela l’anima della festa!
Mentre tutti corrono verso Taormina, Cefalù o le Egadi (bellissime, per carità!), qui nel centro dell’isola il tempo scorre a un ritmo diverso, come una vecchia ninna nanna cantata dalla nonna.
Qui trovate la Sicilia più autentica, quella che non si mette il rossetto per fare bella figura coi turisti. Una Sicilia che quando le chiedete “com’è il tempo oggi?” vi racconta la storia degli ultimi trent’anni di siccità invece di dirvi semplicemente “soleggiato”.
Una Sicilia dove i caffè al bar sono accompagnati da conversazioni che durano ore, dove il “buongiorno” può trasformarsi in un invito a pranzo, e dove gli anziani seduti davanti all’uscio di casa vi guarderanno con sospetto per poi offrirvi un bicchiere di vino fatto in casa.
E mentre vi allontanate, guidando tra colline color miele e campi di grano che ondeggiano come il mare, vi accorgerete che la Sicilia centrale vi è entrata dentro, come la cipolla nella pasta con le sarde: non la vedete, ma sentite che c’è e che il sapore non sarebbe lo stesso senza. E vi ritroverete a pensare, con un sorriso sulle labbra: “Mi sa che devo tornare, ho dimenticato di assaggiare quella cassata di cui mi parlava il cameriere di Enna…”
Perciò, cari miei, preparate le valigie, mettete in carica le batterie della macchina fotografica, allargate la cintura di un buco (fidatevi, vi servirà!) e venite a scoprire questo angolo di paradiso. La Sicilia centrale vi aspetta, senza fretta. D’altronde, è qui da migliaia di anni… può aspettare ancora un po’!
E come diciamo noi siciliani quando salutiamo qualcuno che ci è piaciuto: “Non vi dico arrivederci, vi dico a presto!”. Perché so già che tornerete. Tutti tornano in Sicilia, prima o poi. È più forte di loro!

